Vecchie tradizioni contadine

Ovvero come e con che materiale ci si costruiva la pipa,"a veglia ni' canto di' foco"
E poi anche altri legni o radiche con cui costruire una buona pipa.


"Per liberarsi da queste idee, non c’e' che a svoltare nel bazar delle pipe. Qui l’immaginazione e' ricondotta a desiderii piu' tranquilli.
Sono fasci di cibuk di gelsomino, di ciliegio, d’acero e di rosaio; bocchini d’ambra gialla del mar Baltico, levigati e luccicanti come il cristallo,
d’innumerevoli gradazioni di colore e di trasparenza, ornati di rubini e di diamanti; pipe di Cesarea, colla cannetta fasciata di fili d’oro e di seta;
borse da tabacco del Libano, a losanghe di varii colori, rabescati di ricami splendenti; narghile' di cristallo di Boemia, d’acciaio e d’argento,
di belle forme antiche, damaschinati, niellati, tempestati di pietre preziose, con tubi di marocchino scintillanti di dorature e d’anelli,
fasciati nella bambagia, e perpetuamente custoditi da due occhi fissi, che all’avvicinarsi d’ogni curioso si dilatano come occhi di civetta,
e fanno morir sulle labbra la richiesta del prezzo a chiunque non sia almeno vizir o pascia' e non abbia dissanguato per qualche anno una
provincia dell’Asia Minore. Qui non viene a comprare che il messo della Sultana che vuol dare un pegno di gratitudine al gran vizir arrendevole,
o l’alto dignitario di Corte che, prendendo possesso della nuova carica, e' costretto, per suo decoro, a spendere cinquanta mila lire in una
rastrelliera di pipe; o l’ambasciatore del Sultano che vuol portare al Monarca europeo un ricordo splendido di Stambul. Il turco modesto
da' uno sguardo malinconico e passa oltre, parafrasando, per consolarsi, la sentenza del Profeta: - il fuoco dell’inferno tuonera' come
il muggito del cammello nel ventre di colui che fuma in una pipa d’oro o d’argento. "

Edmondo De Amicis "Bisanzio"




Corbezzolo


Anche chiamato ceraso marino Il nome botanico, Arbutus unedo (= ne mangio uno solo), gli fu assegnato da Plinio il Vecchio,
facendo una chiara allusione alla scarsa gustosita' dei suoi frutti.
e' un elemento tipico della macchia mediterranea: e' nativo dei paesi dell'Europa meridionale ma e' molto diffuso anche in California.
Specie termofila e predilige suoli acidi e siliceo-argillosi. In Algeria e in Corsica dai frutti si ricava il vino detto "di corbezzolo". Con i frutti invece si possono fare marmellate. In sardegna viene prodotto il miele amaro e' anche tradizione che "su purcheddu" sia arrostito
infilato in spiedini di corbezzolo.
I romani gli attribuivano poteri magici. Virgilio, nell'Eneide, dice che sulle tombe i parenti del defunto erano soliti depositare rami di corbezzolo.
Il significato di questa pianta e' la stima.
USI: Oltre alla produzione del miele amaro, importante in regioni quali la Sardegna ed assai conosciuto per le sue proprieta' antisettiche,
il frutto si presta ad un moderato consumo fresco, specie se associato a quello di altri piccoli frutti del bosco. La sua trasformazione
consente l’ottenimento di marmellate, gelatine, sciroppi, canditi, fermentati e distallati. Le foglie e la corteccia contengono principi attivi
utilizzati in erboristeria,gli estratti di foglie fresche di Corbezzolo sono ricchi di arbutina , potente antisettico per il sistema urinario.
Anche una notevole quantita' di tannini sfruttati a livello industriale, sopratutto per la produzione di coloranti e per la concia delle pelli.
Il corbezzolo, inoltre, rappresenta una fonte alimentare importante per gli animali che vivono nella macchia e, recentemente, e' in atto un certo
interesse da parte dell’industria florovivaistica che utilizza sia l’intera pianta che le fronde recise. E’ una specie con una grande resistenza
al fuoco e capacita' di reazione agli incendi e trova impiego anche nei rimboschimenti e nel consolidamento delle dune.
Un orso che si nutre da una pianta di corbezzolo e' lo stemma della citta' di Madrid.


"Nulla lampionava il viandare se non l'odore
eterno degli arbusti e la cognizione precisa di
passi sequenziati con qualsiasi clima.Sapevo
del corbezzolo piangente quel salice ciliegiato,
quel narciso sullo specchio incantato,la
presso la pieve muschiata e priva di tetto."

Paolo Borzi "Il Trivio dell'Innocenza"


La radica di corbezzolo e' molto simile a quella di erica,con venature piu' ammazzettate e irregolari,con un sapore molto piu' dolce,anche in
lavorazione l'odore e' quello di biscottini appena sfornati, usata, a volte, insieme ad altri legni nella vacchia tradizione contadina,
per autocostruirsi la pipa.


La placca di corbezzolo a sinistra,l'altra di erica arborea



Pipa in radica di corbezzolo


Ciliegio



Sotto il termine italico comune di "ciliegio" vengono comprese tre specie: Prunus aviurn L. (ciliegio montano o selvatico, duracina, durone);
Prunus cerasus L. (visciola, amarena, amarasca, marasca); Prunus mahaleb L. (megaleppo o ciliegio di S. Lucia).
Al genere Prunus appartengono circa 120 specie,a noi interessano in questa sede solo le prime due citate.
Terre d'origine del ciliegio, come del resto di molte altre piante da frutto europee, sono ritenute il Medio Oriente, le regioni del Caucaso e
dell'Armenia. Sui tempi e sulle modalita' della sua diffusione in Europa sono state formulate diverse ipotesi, Secondo Plinio il Vecchio la
coltivazione occidentale risale, al massimo, ad una cinquantina d'anni prima dell'avvento di Cristo. Ma questo dato contrasta con altre
testimonianze e con reperti archeologici: solo 120 anni dopo la sua presunta introduzione in Italia da parte di Lucullo il ciliegio era gia' presente
in Britannia e si ritrovava diffuso spontaneamente in tutti i boschi d'Europa; non solo, 75 anni dopo la data fornita da Plinio il Vecchio, Plinio il
Giovane enumerava gia' ben otto qualita' di ciliege (le aproniane - dal nome di Apronius, un gaudente epulone celebre in Roma - le ceciliane, le
juniane o julianee, le duracine o pliniane, le lusitaniche, le laurine, le luteziane e le macedoniche),
Il ciliegio e' un legno decorativo usato per mobili ed in ebanisteria. Il ciliegio europeo e' disponibile solo in quantita' limitate e si tende ad usarlo
per mobili speciali. Il ciliegio americano e' piu' facilmente disponibile e commercialmente importante negli stati centrali dell'atlantico. E' usato
per pannellature, mobili, falegnameria di alta classe . Viene impiegato per tutti i lavori di ebanisteria fine. La varieta' americana Prunus serotina
denominata anche black cherry , per il suo bel colore scuro ed intenso e' particolarmente pregiata e viene utilizzata per costruire strumenti
musicali, nelle costruzioni navali.
Il ciliegio richiede attenzione nell'essiccazione poiché tende a distorcersi e spaccarsi, ma una volta secco e' molto stabile in opera.
Vengono ancora costruite pipe industriali con il legno di ciliegio,nella vecchia tradizione veniva usato naturalmente il ciliegio locale,che poi e'
anche il piu' buono,i top per costruire una pipa sono il selvatico e la marasca,per quanto riguarda il sapore,se invece si tratta di radica unisce all'aroma una maggiore bellezza.
La «canna» della pipa chioggiotta , cioè il bocchino di legno che per gli intenditori doveva essere assolutamente di legno di marasca,.
Per alcuni vecchi fumatori era tradizione, mescolare al tabacco alcune foglie di marasca tritate che,
secondo loro, regalavano un gusto particolare alla pipata.
E' un legno ottimo con i tabacchi secchi e forti,come quelli ,appunto, che venivano fumati quasi naturali nelle nostre campagne,prove di uso
dimostrano che e' resistente al fuoco,nonostante le storie metropolitane che dicono il contrario.


"o impetuoso aroma di violenti gelsomini,
e' qualcosa, e' terra, e' aria,
mele o legnami, odore
di luce sulla pelle, aroma
della foglia dell'albero della vita
con polvere di strade
e freschezza d'ombra mattutina
alle radici, odor di pietre di fiume"

P.Neruda






tronco di ciliegio




Pipa di ciliegio (marasca)


Olivo



L'Olivo interpreta l'essenza e l'identita' ultima del bacino del Mediterraneo con le sue isole e penisole, la sua millenaria storia, fatta di popoli
antichi e mitici, dalle Citta' Stato Elleniche fino alla Spagna Saracena, passando per il Romano Impero. Gli antichi dicevano: il Mediterraneo comincia e finisce con l'olivo, ad indicare il legame intimo e strettissimo tra la pianta e l'area geografica
In passato la creazione dell'olivo era attribuita ad eroi e divinita' e considerata un dono prezioso fatto all'umanita'; innumerevoli leggende
da millenni narrano il ruolo svolto da Osiride, Atena, Aristeo, Eracle e altri ancora. Si puo' affermare che ogni grande civilta' mediterranea
abbia elaborato un proprio mito per spiegare l'origine del primo albero coltivato.
Questo albero, il cui frutto era garanzia di fecondita', longevita', purificazione e prosperita', era sacro alla dea Atena.
Atena, dea guerriera figlia di Zeus , in gara per il dominio dell'Attica con Poseidone,
pianto' l'albero dell'olivo sull'Acropoli dopo aver ottenuto la vittoria sul dio del mare, diventando la protettrice delle citta' greche.
L'olivo era anche l'albero di Apollo, in onore del quale i sacerdoti bruciavano olio di oliva nei templi dedicati al dio del sole.
Anche la clava di Ercole sembra che sia stata di legno di olivo.
Da questo legno infatti, venivano forgiati strumenti atti ad officiare il divino e venivano intagliate statuette rappresentanti divinita'.
Sempre in Grecia, l'olivo era l'albero consacrato alle iniziazioni dei misteri Eleusi.
Nell'antica Roma il ramo di olivo era innanzitutto Il simbolo della dea della pace e i soldati portavano corone di rami
d'olivo nei cortei trionfali, poiche' la dea Minerva (per i latini ma per i greci Atena) era anche la dea della guerra.
Per implorare pace e protezione, anche gli ambasciatori si munivano spesso di rami d'olivo.
Ancora prima, la colomba liberata da Noe' dopo il diluvio, porta nel suo becco un ramo d'ulivo in segno della rinnovata pace con Dio.
L'olivo, albero della Terra Promessa, divenne il simbolo della sapienza, della bellezza e della rettitudine.
Nella magia, gli amuleti e le statuette fabbricate con legno di olivo con il proposito di attirare l'anima gemella, vengono
unte con l'olio di oliva impiegato in questo caso come messaggero tra il mondo materiale e quello dell'invisibile.

La varieta' dell'olivo selvatico presente nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo e' un cespuglio spinoso che produce frutti piccoli, con
nocciolo grande e poca polpa, a differenza delle varieta' domestiche che non sono spinose e producono un frutto carnoso e ricco d'olio.
L'oleastro non e', probabilmente, un vero antenato dell'olivo coltivato anche se le due forme hanno caratteristiche genetiche e cromosomiche
assai somiglianti. E' possibile ipotizzare che l'olivo domestico derivi da un ibrido di due specie diverse: da una, forse l'Olea Africana, avrebbe
ereditato il carattere della foglia allungata e dall'altro, sconosciuto, l'oliva carnosa e con maggiore quantita' d'olio.
Le profonde differenze fra le varieta' selvatiche e domestiche sono dovute all'opera dell'uomo che ha curato, coltivato e selezionato per millenni
gli olivi modificandone profondamente le caratteristiche. Quasi 6000 anni fa, durante l'Eta' del Rame, le comunita' di agricoltori che occupavano
le regioni litoranee del Mediterraneo Orientale, sull'attuale costa siro-palestinese, intervennero su una popolazione di olivi a frutti grandi e
iniziarono a selezionarne le varieta' in modo sistematico.
La coltivazione dell'olivo e' sicuramente attestata in siti archeologici databili al 3500 a.C. sotto forma di noccioli di grandi dimensioni e di
numerosi carboni di legno d'olivo, usato per il fuoco o come materiale da costruzione. Talvolta questi resti sono presenti in aree
semidesertiche dove l'olivo non avrebbe potuto crescere spontaneamente e quindi testimoniano dei primi sforzi umani per diffondere l'olivo
coltivato.
Se in alcuni scavi, in molti paesi europei (Francia, Italia, Inghilterra) sono stati trovati resti fossili di alcune specie arboree che ricordano da
vicino l'attuale "oleaster" cio' non significa affatto che i nostri progenitori del Miocene o del piu' recente Paleolitico abbiano avuto occasione
di fare la conoscenza con le olive e tantomeno con l'olio estratto da esse
. Alcuni alberi di olivo ancora vivi e vegeti che la prova dell'Isotopo Carbonio 14, utilizzato per la datazione dei reperti fossili, documenta la loro
nascita risalente a circa tremila anni fa.
La famiglia delle Oleaceae, a cui appartiene l'olivo, comprende circa 30 generi e 600 specie distribuite in vaste regioni a clima caldo e freddo.
Al genere Olea, specie O. europaea L., appartiene un numero imprecisato di varieta' coltivate
L'Olivo ha un apparato radicale assai sviluppato, anche se superficiale, e caratterizzato da particolari iperplasie dette ovoli, che mantengono
la capacita' di radicare, quando vengono separate dal resto della pianta, e di emettere polloni. In condizioni di vegetazione spontanea esso
assume l'aspetto di un grosso cespuglio formato da numerosi fusti ravvicinati e coperti da piccole branchie e da ramaglia. Per effetto della
potatura di allevamento puo' pero' assumere un portamento maestoso ed altezze variabili dai 5 ai 20 metri. Il fusto che che in tal modo si
forma e' sovente contorto e, nelle piante piu' vecchie, percorso all'esterno da corde e cavo all'interno. Le foglie portate da rami di 1 - 3 anni
sono persistenti e si rinnovano di solito ogni due anni, il che conferisce alla pianta il carattere di sempreverde. Esse portano una gemma
all'ascella fra picciolo e fusto, sono di forma lanceolata, coriacee, di colore verde grigiastro nella pagina superiore e verde argento in quella
inferiore. Assieme al forte sviluppo dell'apparato ipogeo, consentono alla pianta di crescere in ambienti siccitosi e subaridi, per quanto
un'idonea disponibilita' idrica costituisca un netto vantaggio.

Noi me'sse pei figli,
noi, ombra pei figli de' figli,
piantiamo l'ulivo!

Giovanni Pascoli



Per la costruzione di pipe preferisco il toscano e il ligure,il lavoro e' un po' piu' difficle causa la forma quasi sempre vuota del tronco e gli
spacchi aperti e chiusi,ferite di mille battaglie.
Quando, pero', si arriva ad avere un pezzo da cui si puo' ricavare una pipa,questo ha sempre una struttura magnifica con venature chiare
e scure in trame complicatissime che rivelano tutta la sua lotta trascorsa per esistere,ci saranno anche molte sfumature di colore piu' delicate,
il tutto in pochi centimetri di legno.
Anche qui' i pochi che lo hanno provato,possono confermare la sua squisitezza,pari e forse anche superiore all'erica con taluni tabacchi.
Molto resistente al fuoco,dopo molte fumate prende quella colorazione avorio brunito che lo rende ancora piu' bello.



L'olivo venerato dagli dei







Pipe in olivo sabbiato e bambu'


Frassino



Il frassino ha un legno duro, resistente ed elastico che era utilizzato per fabbricare componenti di carri agricoli (ruote e stanghe), ottimi manici
di attrezzi ed utensili (ad esempio picconi, mazze, asce e martelli), sci sino alla fine degli anni '30 e scale a pioli di piccole o medie dimensioni.
Piu' di rado era impiegato per produrre mobili, taglieri da cucina, cunei da usare in alternativa a quelli di acciaio, travetti, zoccoli e chiodi da
falegnomeria (i viröii) e carpenteria.
Si lavora con facilita', si leviga e si vernicia in maniera molto soddisfacente. La sua fibratura e' diritta, mentre le sue doti di flessibilita' e resistenza
lo rendono un legno particolarmente adatto per costruire manici, suppellettili ed oggetti sportivi. Si curva anche molto bene e quindi trova impiego
nell'esecuzione di tutti quegli oggetti in cui questa caratteristica viene valorizzata. Si tinge bene e viene quindi impiegato nell'esecuzione di mobili
tinti con vivaci colori all'anilina. Il frassino e' variabile come carattere: talvolta e' eccezionalmente robusto, adatto per articoli sportivi (bastoni da
hockey, mazze da baseball, bastoni da cricket,Archi), attrezzature per palestre, pioli per scale, manici di arnesi che battono (asce, picconi,
martelli). Per questi scopi si richiede il legno di grana dritta di accrescimento vigoroso, e si preferisce il frassino europeo. Altri usi del frassino:
manici di attrezzi da giardino, parti in legno di macchine agricole, opere curvate nei mobili e nella costruzione i barche.
Si fabbricavano,anche, racchette da sci, eliche per aeroplani, strumenti musicali e molte altre cose che richiedono un legno forte e resistente.
Sono apprezzate anche le radiche, marezzate di scuro. Nell’antichita' i Romani e i Greci utilizzavano il legno di frassino per costruire le loro
lance da guerra. Il legno del frassino e' uno dei materiali piu' preziosi e ricercati da falegnami ed ebanisti.
Dalla corteccia si otteneva un decotto per curare le affezioni epatiche e dalla cenere un estratto contro la scabbia. Le foglie venivano utilizzate
per l’alimentazione del bestiame. E’ utilizzato talvolta a scopo ornamentale, soprattutto alcune varieta' che hanno particolare portamento e
colorazione del fogliame. Le foglie sono regolatrici dell’intestino; e' accertata l’utilita' come coadiuvante nella cura della gotta, del reumatismo
articolare acuto, dell’artrite e dei calcoli renali. L’azione lassativa e' leggera ma sicura. Gli estratti si ricavano dalle foglie (per uso esterno), dalla
corteccia e dai frutti (per uso interno).
Il legno di frassino e' altresi' un ottimo combustibile e i tronchi di questa pianta possono ardere bene quando sono ancora freschi, perché
contengono una sostanza infiammabile.

Da stagionato il suo legno e' quasi ignifugo.

Fraxinus excelsior

, conosciuto col nome comune di Frassino maggiore. Non produce manna.
Fraxinus e' un termine latino di etimologia incerta: forse deriva dal latino "fragor" traducibile in schianto, fracasso che testimonia l'antico legame
presente in Grecia tra questa pianta e Poseidone, in origine dio dei sismi e poi sovrano delle acque; potrebbe anche derivare dal greco "frasso" che significa difendo, assiepo poiché albero considerato adatto a formare siepi. Excelsior e' un vocabolo latino che significa eccelso, grande a ricordare il suo sviluppo in altezza

Fraxinus ornus

noto come Orno o Orniello utilizzato per la produzione della manna e chiamato comunemente anche Frassino da manna o Albero della manna; La manna é il prodotto che si ottiene dalla solidificazione della linfa elaborata che fuoriesce, durante la stagione estiva, dalle incisioni praticate
sul fusto e sulle branche
principali di alcune specie del genere Fraxinus L. Insieme alla mannite, che da essa si estrae industrialmente, é considerata un ottimo blando
purgante, in quanto non provoca effetti secondari negativi sull’uomo.

Fraxinus angustifolia

noto col nome di Frassino meridionale.


Anche il frassino appartiene al gruppo degli "alberi cosmici" nella mitologia scandinava l'Albero del mondo che sosteneva e rigenerava l'universo
era il frassino Yggdrasil, che con la sua chioma si innalzava sino al cielo. Nei suoi pressi si trovava la sorgente miracolosa Mímir, fonte di
saggezza e acume, a cui attingeva il dio supremo Odino Nasceva da tre radici che provengono da tre mondi diversi che sono la dimora inferiore degli dei, il mondo dei morti, il mondo dei giganti
di ghiaccio. I tre mondi si uniscono nel tronco, che attraversa verticalmente il piano tra cielo e terra in cui vivono gli uomini.
Piu' in alto ci sono i rami, che si estendono fino alla celeste dimora degli Dei. Questo albero molto particolare veniva chiamato Yggdrasil:
questo termine significa "destriero di Ygg" cioe' di Odino, il Dio supremo. Per quanto egli sia un Dio, ha conquistato il suo potere e la
sua saggezza attraverso una serie di prove: nell’ultima, molto pericolosa, Odino e' stato costretto ad uccidersi con una lancia e ad impiccarsi al
frassino Yggdrasil; dopo nove notti e' tornato in vita, acquisendo poteri straordinari, fra cui la conoscenza della scrittura. In queste leggende,
Odino, il Dio supremo, creo' un uomo da un pezzo di legno di frassino. Inoltre si narra che, prima del Cristianesimo, le popolazioni scandinave
credessero nel frassino come un simbolo della forza dell’uomo. In Inghilterra ogni volta che si vuole abbattere un frassino gia' adulto,
e' tradizione che gli si chieda il permesso.
In Grecia il frassino era consacrato a Poseidone ed inoltre si riteneva fosse abitato dalle ninfe Melíadi.
Secondo Esiodo dal frassino discendeva la stirpe degli uomini di bronzo, "spaventosa e violenta". Frassino e bronzo erano simboli di durezza
e non a caso le armi dei greci erano di bronzo ed avevano manici di frassino.
I Celti consideravano il frassino simbolo di rinascita e fonte di guarigioni miracolose. Come conseguenza di questa credenza, sino al principio
dell'800 nella contea inglese di Selborne si usava far passare entro un tronco cavo di un vecchio frassino cimato, prima dell'alba,
i bambini nudi per guarirli dall'ernia. Oppure si praticava un taglio longitudinale in un giovane frassino e poi all'alba si faceva passare piu' volte nella
fenditura il bambino malato. Concluso il rituale si richiudeva il taglio con dell'argilla e si legava il tronco. Il bambino guariva dall'ernia solo se
l'albero cicatrizzava la ferita subita.
Chi beneficiava della guarigione vegliava affinché l'albero non fosse tagliato poiché si riteneva che la vita del bimbo fosse legata a quella della
pianta guaritrice.
Dioscoride riferisce che il frassino aveva anche potenti effetti medicamentosi contro i morsi dei serpenti. Il succo delle sue foglie bevuto o
applicato sulla ferita era ritenuto un efficace rimedio.
Addirittura Plinio scrive che "i frassini hanno un tale potere che i serpenti non ne sfiorano l'ombra e ne fuggono lontano".
La pratica di utilizzare foglie di frassino come rimedio per i morsi dei serpenti si e' protratta in alcune campagne sino all'inizio dei '900.
Un dato che la dice lunga sulle fama di "guaritore" dell'albero, le cui foglie erano inoltre utilizzate nella medicina popolare per curare reumatismi,
artrite e gotta. Sempre in tema di poteri benefici, nel Medioevo i piu' superstiziosi ritenevano che per allontanare gli spiriti maligni da una stanza bisognava
bruciarvi della legna di frassino.
Il paletto per uccidere i vampiri doveva obbligatoriamente essere di frassino, carpine o laburno.
Forte e
Ramoso
Albero, ti ergi
Sul
Solco
Imbiancato dalla
Neve
Ostentando la tua maestosita'.

Antico indovinello












Frassino sabbiato


Ginepro



Nome della pianta, derivato da una parola celtica, juneprus, che significa acre.
sempreverde a portamento arbustivo o arboreo dall’altezza di 1-3-12 metri; corteccia grigio-rossastra, nei rami di 10 anni desquamantesi in
linee longitudinali, ondulate ai bordi, nei rami più giovani assume invece color bruno-rossastro; fogli aghiformi, pungenti, le adulte
Habitat - Pianta che predilige luoghi aridi, incolti, dal piano fino a 1500 metri di quota. Tra i 500 e i 1000 metri, in zone soleggiate
e sassose, sono presenti le stazioni più copiose. Tra i 1600 e i 2500 metri, in presenza di pascoli secchi e zone aride.
il legno duro compatto e a grana fine è usato in falegnameria e per lavori al tornio perché di facile lavorazione.
Il ginepro comune era utilizzato come albero di Natale e poi bruciato nelle stufe lasciava un gradevole profumo.
Il ginepro è probabilmente uno dei legni più riconoscibili e particolari. Presente in Sardegna in diverse varietà,
è molto ricercato per l'unicità delle sue forme, le calde tonalità e la robuste.
Era conosciuto già al tempo degli Egizi, presso i quali era adoperato come diuretico e diaforetico. Per queste sue
proprietà e per le altre molteplici che gli venivano attribuite, il Ginepro era apprezzato come pianta medicinale dai più noti
medici medievali e rinascimentali.
L'olio ricavato dal legno, dai Greci e dai romani, veniva chiamato "cedria", era impiegato per l'imbalsamazione dei morti.
Nel Medioevo le foglie e i rami del Ginepro venivano bruciati per tenere lontano il Maligno. Insieme al legno di Faggio
veniva usato per affumicare e conservare i prosciutti.
Veniva usato per proteggersi dalla peste, per curare i morsi di animale e come antidoto
contro i veleni. In caso di emicrania si metteva una manciata di bacche di ginepro nel crine o nella lana del cuscino.
Il ginepro rientra nella composizione di molti preparati sia delle farmacopee ufficiali, sia della medicina popolare per curare
le affezioni genito-urinarie, quelle delle vie respiratorie, gli stati uricemici e reumatici, le raccolte ascitiche e le tumefazioni
edematose. Nella farmacopea erboristica britannica viene citato come rimedio per le cistiti e per i dolori reumatici.
Era apprezzato anche come amaro tonico, infatti stimola la secrezione gastrica. Era usato pure per via esterna per le sue
proprietà rubefacenti.
La grappa fatta con le bacche di ginepro raccolte nel giorno dell’Assunta, sarebbe poi efficacissima contro ogni forma di magia.
Infine, come narra una leggenda trentina, portando con se un ramoscello di ginepro non si sentisse la stanchezza.
Nelle antiche tradizioni alpine, si riteneva che le fronde di ginepro bruciate allontanassero le folgori.
Si narra inoltre che stando seduti durante la messa natalizia di mezzanotte su di una panca fatta del legno di ginepro,
si potessero riconoscere le streghe.
Veniva utilizzata come rimedio nelle possessioni; un rametto di Ginepro posto accanto alla porta principale teneva lontano le streghe
(che sarebbero però entrate se avessero indovinato il numero di aghi del vegetale).
Nella tradizione cristiana il Ginepro è considerato benedetto dalla Madonna, perché aveva aperto i suoi rami alla Vergine
e a Gesù bambino, che l'avevano usato come nascondiglio quando erano stati inseguiti dai soldati di Roma.
Un ramo di ginepro era posto sul colmo del tetto di una casa, a fine costruzione, come segno di festa.
Viene tuttora impiegato in medicina,Il principio aromatico che si estrae mediante distillazione è antisettico e battericida.
Per questo si hanno dei buoni effetti dei preparati galenici della pianta nelle affezioni croniche dei bronchi
(nelle quali le bacche agiscono come sedativo), nelle malattie infettive delle vie urinarie e nelle cistiti croniche. Le bacche fresche,
schiacciate e applicate come cataplasma, hanno avuto applicazioni nell'eczema, ulcere e piaghe.
Con le bacche si prepara anche un unguento contro la scabbia.
Il suo uso maggiore resta senpre quello per distillati alcolici.
Nel 1800 un italiano costruì le prime matite,la grafite era rivestita di legno di ginepro.
Il legno è molto resinoso,nodoso ,fibroso,con anche tutti gli aromi caratteristici della pianta,
per impiegarlo nella costruzione di pipe la lunga bollitura è più che d'obblligo .
Le resine sono molto infiammabili,ma dopo averle tolte il legno diventa resistente al fuoco,
stessa cosa per gli aromi tipici che in fumata sarebbero fastidiosi,dopo bollitura e stagionatura,sublimano, il sapore diventa, fumando, abbastanza simile all'olivo.
Il colore del legno è rossiccio-arancio,con venature spesso irregolari.




E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immensi
noi siam nello spirito
silvestre,
d'arborea vita viventi.
G.D'Annunzio











Pipa in ginepro