Perche' la pipa?


Tante volte abiamo sentito questa domanda,o peggio ancora,la pipa e' da vecchi perche' la fumi?
Do una risposta molto generica e poi lascio parlare tanti autori illustri (chi li riconosce?)

Una bella pipa soddisfa molti sensi contemporaneamente, ma per farlo deve avere almeno alcuni di questi requisiti:
Fumare bene,valorizzando e scandendo gli aromi del tabacco,essere asciutta in fumata,mantenere costante il sapore dall'accensione
fino alla fine.
Essere leggera e bilanciata,per essere tenuta in bocca con disinvoltura e fumata mentre siamo indaffarati.
Avere una linea fluente "che corre", ben proporzionata,non eccessiva,forse curiosa ma mai esagerata,non e' detto che debba attirare
l'attenzione alla prima occhiata,ma se esaminata con cura,si deve arrivare alla conclusione che e' una pipa bella.
Importantissimo il colore,le venature,le "fiamme" gli "occhi",la sabbiatura o rusticatura fatte in modo da conferirle un carattere.
La sensazione tattile,una pipa e' fatta anche per essere maneggiata,toccata e accarezzata,quindi deve dare una risposta positiva
anche al solo a tenerla in mano.


"La pipa non e' soltanto un oggetto,ma un vero e proprio rituale,una pausa, l'interrompere per un attimo il proprio pensiero,lo spezzare il ritmo."

"Cerco di immaginarmi se in un lontano passato, i latini avessero avuto il tabacco,sicuramente sarebbe arrivato sino a noi il motto : in pipa veritas"
"Il fumatore di pipa decide sempre lui quando fumare e lo fa' per il suo piacere,non per un bisogno frenetico di accendere qualcosa."
"Accettai di nuovo la pipa e inalai altra pace, era sufficente stare li' seduto e respirare l'aria notturna ed essere tutt'uno col fuoco e col vento."
"Sono la pipa d'un autore. S'indovina, a guardare la mia faccia d'Abissinia o di
Cafra, che il mio padrone e' un gran fumatore. Quand'e' carico di dolori io fumo come
la capannuccia in cui si prepara il pasto pel ritorno dell'aratore.
Stringo e cullo la sua anima nella rete azzurra e mobile che sale dalla mia bocca di fuoco
e svolgo un dittamo potente che incanta il suo cuore e guarisce le pene del suo spirito. "
"Ora Gitche Manito, Signore della Vita, il Possente, discese la verde prateria, l'immensa prateria dai poggi montagnosi, e la', sulle rocce della Cava Rossa, dominando lo spazio, bagnato di luce, si ergeva diritto, in piedi, grande e maestoso.
Cosi', convoco' le genti senza fine, piu' numerose delle erbe e delle sabbie. E con la terribile mano spezzo' un pezzo di roccia e ne ricavo'
una pipa superba: poi, in riva al ruscello, in un fascio enorme di canne ne scelse una lunga per farsene un cannello.
Per empirla cavo' da un salice la scorza; e lui, l'Onnipossente, il Creatore della Forza, ritto in piedi, accese, come fosse un divino fanale,
la Pipa della Pace. Alto sulla Cava, fumava, eretto, superbo e intriso di luce. Era per tutte le genti il segnale supremo.
Lentamente saliva quel fumo divino nell'aria mattutina, odoroso, ondeggiante. Fu, dapprima, nient'altro che una tenebrosa striscia;
poi il vapore s'azzurro' e ispessi', e sbianco': e salendo e ingrandendo incessantemente ando' a spezzarsi al duro soffitto del cielo.
Dalle piu' lontane cime delle Montagne Rocciose, dai laghi del Nord di onde rumoreggianti, da Tawasentha, valle impareggiabile,
sino a Tuscoloosa, profumata foresta, videro tutti il segnale, il fumo alzarsi immenso e quieto nel mattino vermiglio. "
"Nascevi anco una certa erba, della qual fanno gran munizione tutto il tempo della state per l'inverno, la qual apprezzano
e stimano grandemente, e ne usano solamente gli uomini nel modo e forma che seguita. La fanno seccare al sole e la portano
al collo rivolta in una picciola pelle d'animale, in modo di sacchetto, con un cornetto di pietra o di legno; poscia a tutte l'ore fanno
polvere di detta erba e la mettono in uno de' capi di detto cornetto, e disopra pongono un carbone di fuoco, e dall'altro canto e capo
del cornetto succiano tanto che s'empiono di tal maniera il corpo di detto fumo, che poscia ne esce per la bocca
e per le nari sí come per una tromba di camino: e dicono che questo effetto li tien caldi ve sani, né mai vanno senza
detta polvere. Noi avemo esperimentato detto fummo, e avendonelo posto in bocca ne parve aver posta tanta polvere di pepe,
di cosí fatta maniera e' caldo."
"Il soldato si trovava gia' in cima alla scala, ma prima che gli legassero il laccio intorno al collo,
disse che si deve concedere sempre un ultimo desiderio al condannato, e lui desiderava tanto fumarsi la pipa;
in fondo sarebbe stata la sua ultima fumata di pipa in questo mondo! "
"Appena a bordo della sua Plymouth, abbasso' lo sportellino del cruscotto e la prese.
Era una Meerschaum, con un fornello largo e
profondo. Era stata creata dalle mani di un mastro artigiano, quella
pipa; intorno al fornello s'intrecciavano uccelli in volo e fiori e
rampicanti in un disegno che sembrava cambiare a seconda dell'angolazione
dalla quale lo si guardava."
"Ma poi c'erano le gite a Yport col barone. Una sera che si trovavano sulla spiaggia si fece avanti papa' Lastique con la pipa.
Senza pipa papa' Lastique sarebbe parso un papa' Lastique senza naso. "

"La buona la meravigliosa Lina
spalanca la finestra perche' vede
il cielo immenso.
Qui' tranquillo a riposo,dove penso
che ho dato invano,che la fine approssima,
piu' mi piace quel cielo, quelle rondini,
quelle nubi.Non chiedo altro.
Fumare
la mia pipa in silenzio come un vecchio
lupo di mare. "
"Maigret aveva lasciato spegnere la pipa, ma ora
per tornare nella realta' sentiva il bisogno di riaccenderla. La teneva in mano
impacciato, finché con un sorriso di bambola le vecchia gli disse:
«Fumi pure. Anche Robson fumava la pipa. E l'ho fumata anch'io gli
anni subito dopo la sua morte. Forse non capisce, ma era come una
parte di lui.» "
"Passo' qualche minuto. Il fumo denso gli usciva di bocca in sbuffi continui e fitti, che il vento gli risoffiava in faccia.
Alla fine si levo' la canna di bocca e comincio' a parlare da solo: «Ma come, il fumo non mi rasserena piu'. Deve andarmi
proprio male, cara pipa, se il tuo incanto e' sparito! Sono stato qui a stancarmi senza rendermene conto, invece di provare piacere.
Proprio cosi', e per tutto il tempo ho fumato controvento come un idiota; controvento e tirando coi nervi, come una balena in agonia,
ché le mie ultime sfiatate sono le piu' forti e le piu' tormentose. Ma perché uso questa pipa? e' una cosa fatta per chi e' sereno,
per mandare il suo fumo bianco e gentile in mezzo a dei quieti capelli bianchi, e non tra ciuffi spelacchiati, grigi come il ferro,
come questi miei. Non voglio piu' fumare...» Butto' in acqua la pipa ancora accesa. La brace fischio' tra le onde.
E nello stesso momento la nave, con un balzo, si lascio' dietro la bolla che lapipa fece affondando. Achab si tiro' il cappello
sul naso e comincio' a misurare il ponte come un ladro. "
"«Che ci ha una pipata di tabacco?»
A quella voce che si partiva da un folto cespuglio di salci, mi scossi quasi impaurito e, voltomi indietro, vidi una figura semiselvaggia che,
mostrandomi una pipa spenta, aspettava la mia risposta.
«Tabacco non ne ho», risposi. «Se vuoi un sigaro...».
«E allora lo ringraziero'. Lo butti, lo butti.»
«Non vorrei che andasse nell'acqua.»
«O aspetti, veh.»
Cosi' dicendo si alzo' e reggendosi con la destra ad un ramo, si spenzolo' tenendo nella sinistra il cappello, e:
«Lo butti, lo butti qui; se va nell'acqua lo ripiglio io».
Tirai il sigaro nel suo cappello; lo prese e mi ringrazio' di nuovo, mettendosi subito a stritolarlo nella pipa. "
"Per liberarsi da queste idee, non c’e' che a svoltare nel bazar delle pipe. Qui l’immaginazione e' ricondotta a desiderii piu' tranquilli
. Sono fasci di cibuk di gelsomino, di ciliegio, d’acero e di rosaio; bocchini d’ambra gialla del mar Baltico, levigati e luccicanti come il cristallo,
d’innumerevoli gradazioni di colore e di trasparenza, ornati di rubini e di diamanti; pipe di Cesarea, colla cannetta fasciata di fili d’oro e di seta;
borse da tabacco del Libano, a losanghe di varii colori, rabescati di ricami splendenti; narghile' di cristallo di Boemia, d’acciaio e d’argento,
di belle forme antiche, damaschinati, niellati, tempestati di pietre preziose, con tubi di marocchino scintillanti di dorature e d’anelli,
fasciati nella bambagia, e perpetuamente custoditi da due occhi fissi, che all’avvicinarsi d’ogni curioso si dilatano come occhi di civetta,
e fanno morir sulle labbra la richiesta del prezzo a chiunque non sia almeno vizir o pascia' e non abbia dissanguato per qualche anno una
provincia dell’Asia Minore. Qui non viene a comprare che il messo della Sultana che vuol dare un pegno di gratitudine al gran vizir arrendevole,
o l’alto dignitario di Corte che, prendendo possesso della nuova carica, e' costretto, per suo decoro, a spendere cinquanta mila lire in una
rastrelliera di pipe; o l’ambasciatore del Sultano che vuol portare al Monarca europeo un ricordo splendido di Stambul. Il turco modesto
da' uno sguardo malinconico e passa oltre, parafrasando, per consolarsi, la sentenza del Profeta: - il fuoco dell’inferno tuonera' come
il muggito del cammello nel ventre di colui che fuma in una pipa d’oro o d’argento. "
"Nessuno l'ha a toccare fuori che lui, nessuno la deve ripulire e tener tersa e lucente fuor di lui.
La pipa e' per lui quasi una creatura viva, appunto perché vive con lui, accompagnandone i pensieri, i ricordi, le voluttuose sonnolenze."
"Rientrare coi capelli bagnati dal breve cortile era come si rientra in un giorno di pioggia dal passeggio, nella cella vuota. E Stefano tornando a
sedersi e accendendo la pipa, sorrise a se stesso, pieno di gratitudine per quel calore e quella pace, e anche per la solitudine che, al brusio
della pioggia esterna, lo intorpidiva silenziosa."
"Questa mattina, visto che spirava un venticello da nordest, ho issato
di buonora l'alta e stretta vela triangolare
sulla mia barchetta, ho acceso la pipa e mi sono lasciato
trasportare lentamente giu' per il lago fra la nebbia. "
""La sua pipa emetteva ancora un tenue bagliore e quel po' che ancora vi rimaneva del tabacco bruciato esalava un odore
di ciliegie. "Tabacco da ragazzini" lo avrebbe chiamato il padre di Colin con una sbruffata. "Se hai intenzione di fumare, ragazzo mio,
cerca di avere almeno tanto buon senso da scegliere qualcosa che ti faccia puzzare come un uomo.""
"Mi rifugio in braccio al nonno. Sento l'odore di pipa mentre metto la guancia contro il suo gile'. Il nonno fumava la pipa e
sapeva di tabacco. Perché non c'era la sua pipa a Solara? L'hanno buttata via i maledetti zii, non gli sembrava importante, con la bocca
smangiata dal fuocodi molti zolfanelli, via con le penne, le carte assorbenti, che so, un paio di occhiali e un calzino bucato,
l'ultima scatola di tabacco ancora piena a meta'."
"In un angolo del cammino.scoprii la pipa di marasco dell'abate Doucedame e il suo portatabacco laccato.
Avevo timore delle aspre gioie che da' il tabacco,ma un senso di commossa riverenza verso il mio eccellente maestro mi fece riempire
e accendere quella pipa.Mi stupiro' sempre del modo deciso con cui entrai nel paradiso dei fumatori.Non sentii nel mio essere alcuna
ribellione e dopo le prime boccate,la mia gioia fu completa.
Fu il triplice piacere della liberta' momentaneamente riconquistata,della dignita' ritrovata e della solitaria iniziazione al fumo,
a farmi dimenticare che aspettavo....
"Dopo una breve e grave pausa, Chingachgook accese una pipa, dal fornello curiosamente scolpito in una di quelle pietre tenere che si trovano
nel paese e il cui cannello era costituito da un tubo di legno, e comincio' a fumare. Quando ebbe aspirato abbastanza la fragranza del
tabacco, passo' l'arnese nelle mani dell'esploratore. La pipa aveva cosi' fatto tre volte il giro nel piu' profondo silenzio, prima che uno della
compagnia aprisse bocca. Poi il Sagamore, nella sua qualita' di membro piu' vecchio e di rango piu' elevato, propose, con poche calme e
solenni parole, l'argomento su cui deliberare. "
"Ho portato il tabacco, e una pipa", disse Ishnazuyai. "Che regni la pace tra di noi "Possa il fumo che, unito al nostro
respiro, si leva ai confini del mondo, essere gradito a Wakatanka."
«Un momento!», disse Pipino, e infilando la mano nel taschino interno della giacca estrasse un piccolo sacchetto morbido legato da un cordino. «Tengo a contatto con la pelle uno o due tesori, per me preziosi come Anelli. Eccone uno: la mia vecchia pipa di legno. Ed eccone un altro: una pipa nuova. La porto con me da quando sono partito, e non so perché; non mi aspettavo certo di trovare erba-pipa in viaggio, dopo aver esaurito la mia provvista.
Ora che la mia birra e' finita - annuncio' il signor Ca­storo, allontanando la caraffa vuota e tirando a sé la tazza di te' - lasciatemi accendere la pipa, poi parleremo di cose serie.

"Ti lascio - forse - alcune avite botti,
il vecchio Dante onde al cielo si arripa,
e, ausigliatrice di non vacue notti,
una eccellente pipa! "







Le pipe di Aqualong Enzo Foresti